È esperienza comune il ricercare in qualche momento della giornata o in alcune fasi della nostra vita uno spazio fisico e mentale, in cui osservare il flusso e il ritmo dei pensieri, guardarli con maggiore chiarezza e distanza così come guardiamo un panorama da un punto privilegiato.
Percepiamo la sensazione di questo spazio tra i pensieri e gli stati d’animo connessi, quando ad esempio contempliamo la Natura o ci immergiamo in essa anche attraverso una pratica sportiva, quando ci ritroviamo senza la frenesia di fare qualcosa oppure quando siamo in silenzio.
Saper fare spazio tra i pensieri è una capacità ed un’arte che non sempre è presente ma si può sviluppare grazie ad un lavoro introspettivo guidato, come la psicologia e la psicoterapia sanno fare, laddove ci sia la sensazione di rimanere intrappolati o invischiati in produzioni mentali insistenti o in emozioni difficili da regolare: c’è ancora molto da fare per liberare le scienze psicologiche dal pregiudizio ancora esistente rispetto al rivolgersi ad un professionista della salute psichica e mi auguro che, in un periodo come quello attuale, costellato di un alone di incertezza se non di sofferenza in cui si è reso in molti casi necessario un lavoro di cura, la maggiore diffusione del lavoro psicologico abbia consentito di essere conosciuto come occasione di conoscenza di sè, di cambiamento e di crescita.
Personalmente, le restrizioni negli spostamenti e le limitazioni nelle interazioni sociali vissute nel corso del 2020, mi hanno consentito di intensificare la pratica di Mindfulness, avendo a disposizione più tempo per sedermi con tranquillità ad osservare l’hit parade dei miei pensieri e creare uno spazio tra di essi e tra me e l’insieme di questi. E il frutto (sempre immaturo) di questo lavoro ha dato vita al nome di questo spazio. Benvenuti.
